Una postazione in una stanza da nove metri quadri
Nove metri quadri è il minimo di legge per una camera singola italiana. Ecco la sottrazione vera, e i due centimetri che decidono se la scrivania ci sta.
Nove metri quadri non è una stanza piccola per sfortuna. È il minimo di legge: il D.M. Sanità del 5 luglio 1975 fissa 9 m² per una camera singola, 14 m² per una doppia, e 2,70 m di altezza interna (il decreto).
Vuol dire che una parte enorme delle camere italiane sta lì sopra di poco. Non è il caso limite: è il pavimento del patrimonio abitativo. E quasi tutte le guide alla postazione sono scritte per stanze che quel pavimento non lo vedono nemmeno.
Facciamo la sottrazione vera, su una camera da 3 × 3 metri.
Cosa c’è nella stanza prima che arrivi la scrivania
Un letto e un armadio, che non sono negoziabili perché è una camera da letto. Le loro misure non sono norme, sono taglie di catalogo diffuse — le uso come tali:
| ingombro tipico | |
|---|---|
| Letto singolo | 90 × 200 cm |
| Armadio, profondità | 60 cm |
| Porta d’ingresso, anta | 80 cm, con 80 cm di raggio d’apertura |
Il letto lungo una parete si mangia 90 cm di profondità su tutta la lunghezza. L’armadio sulla parete opposta ne prende 60. Sono 150 cm di pareti occupate su 300.
Restano 150 cm di pavimento libero fra i due. Tienilo, perché è il numero attorno a cui gira tutto il resto.
I due numeri che decidono, e nessuno dei due è la larghezza
Le guide parlano sempre di quanto dev’essere larga una scrivania. In nove metri quadri la larghezza è il problema minore: le pareti sono da 300 cm e una scrivania da 120 ci sta ovunque. Quelli che decidono sono altri due, e sono tutti e due in profondità.
La profondità del piano. Serve per mettere il monitor alla distanza giusta: fra 60 e 75 cm dagli occhi, che con lo spessore dello schermo e qualche centimetro di margine vuol dire un piano da 70 cm, meglio 80. Sotto i 60 il monitor finisce troppo vicino e non c’è regolazione che lo rimedi.
Lo spazio dietro la sedia. Questo è quello che nessuno conta. Le indicazioni sulle postazioni di lavoro chiedono almeno 60 cm fra la sedia e il mobile più vicino quando non la usi, e 90 cm quando qualcuno è seduto e deve alzarsi (distanze fra le postazioni). Dietro una scrivania, in generale, si consiglia circa un metro libero, e trenta centimetri in più se alle spalle c’è un armadio da aprire (quanto spazio lasciare fra i mobili).
Il conto che non torna
Adesso mettili insieme.
Profondità del piano 70 cm
Spazio per alzarsi dalla sedia 90 cm
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Serve 160 cm
Pavimento libero fra letto e armadio 150 cm
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Mancano 10 cm
Dieci centimetri. Con un piano da 80 ne mancano venti. È per questo che in una camera da nove metri quadri la postazione “non ci sta” — non perché la stanza sia piccola in generale, ma perché quei due ingombri, sommati, superano di poco quello che resta.
E siccome mancano di poco, la reazione istintiva è comprare una scrivania più stretta. È la mossa sbagliata: la profondità è il numero che serve al monitor, ed è l’ultimo da tagliare.
La cosa che invece si può fare
I 90 cm dietro la sedia servono quando ti alzi. Il passaggio davanti al letto serve quando vai a letto. Non li usi nello stesso momento.
Quindi la soluzione in nove metri quadri non è trovare 160 cm: è far coincidere la zona di alzata con il passaggio, mettendo la scrivania in modo che la sedia arretri verso lo spazio davanti al letto invece che verso l’armadio. Lo stesso pavimento fa due lavori in due momenti diversi, e la sottrazione torna.
Le due condizioni perché funzioni:
L’armadio non deve stare dietro la sedia. Se lo è, ai 90 cm se ne aggiungono 30 per aprire le ante, e sei di nuovo fuori. L’armadio va sulla parete della scrivania o su quella della porta.
La porta non deve aprire sulla sedia. Un’anta da 80 cm spazza un quarto di cerchio da 80 cm di raggio, e quel quarto di cerchio è pavimento che non puoi contare due volte.
Cosa cede per primo, se ancora non basta
In ordine, dal meno doloroso:
1. L’armadio a due ante diventa a una, o scorrevole. Le ante scorrevoli non chiedono i 30 cm di apertura: è il singolo cambio che libera più spazio in una camera stretta.
2. Il piano si accorcia in larghezza, mai in profondità. Da 120 a 100 cm si perde appoggio, non ergonomia. Da 70 a 50 cm di profondità si perde la distanza dal monitor, che non si recupera.
3. Il monitor si alza invece di allontanarsi. Un braccio a morsetto libera il piano e permette di guadagnare qualche centimetro di distanza spingendo lo schermo oltre il bordo del tavolo.
4. Solo alla fine, la scrivania a muro ribaltabile. Risolve lo spazio e costa il fatto che sparecchiare la postazione diventa un rito quotidiano. Chi gioca due ore al giorno lo regge; chi ci lavora otto ore no.
Il punto
L’altezza del piano ha un intervallo di norma — la UNI EN 527-1 fissa 650–850 mm per il lavoro da seduti — e quello si sistema con la sedia e un poggiapiedi. La profondità no: non ha una regolazione, e in una stanza da nove metri quadri è la prima cosa che il resto dell’arredamento prova a portarti via.
Misura i 150 cm prima di guardare qualunque catalogo. Se ci sono, il resto è una questione di dove metti l’armadio.