Gli Hz che non usi: quando 240 Hz sono soldi buttati
Il monitor non crea i fotogrammi, li mostra. Come sapere quanti ne produce davvero il tuo PC prima di pagare un refresh che non vedrai mai.
C’è un errore che si fa in negozio e si paga per cinque anni: si compra il refresh del monitor come se fosse una prestazione del monitor. Non lo è. Un monitor da 240 Hz non produce 240 fotogrammi al secondo: si limita a essere pronto 240 volte al secondo, e se il computer gliene manda 90, ne mostra 90.
Il numero che vedi davvero è il più piccolo fra tre, e solo uno dei tre è scritto sulla scatola:
Hz del monitor ← quello che compri
fotogrammi che la GPU produce in QUEL gioco a QUELLA risoluzione
limite del motore di gioco o della CPU
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quello che vedi = il minimo dei tre
Quasi tutte le guide italiane ti aiutano a scegliere il primo. Questa parte dal secondo, perché è quello che decide.
Cosa compri davvero quando compri Hz
Gli Hz sono un intervallo di tempo travestito da numero grande. Il conto è una divisione:
| Refresh | Un fotogramma dura | Guadagno sul passo precedente |
|---|---|---|
| 60 Hz | 16,7 ms | — |
| 100 Hz | 10,0 ms | −6,7 ms |
| 144 Hz | 6,9 ms | −3,1 ms |
| 240 Hz | 4,2 ms | −2,8 ms |
| 360 Hz | 2,8 ms | −1,4 ms |
Guarda la colonna di destra, non quella di sinistra. Da 60 a 144 Hz si guadagnano quasi dieci millisecondi. Da 144 a 240 se ne guadagnano meno di tre, e da 240 a 360 poco più di uno (il conto per esteso).
È lo stesso schema di tutte le grandezze inverse: raddoppiare il numero non raddoppia il beneficio, lo dimezza. Il salto che si sente in negozio — quello che ti fa dire ok, si vede — è il primo. Gli altri sono reali, misurabili e sempre più piccoli.
Per dare una scala a quei 2,8 ms: è circa l’1% del tempo di reazione di una persona. Non è zero, e per chi gioca a livello competitivo l’1% ha un senso. Per chi gioca la sera dopo il lavoro, quell’1% è la parte meno importante di quella serata.
Il numero che dovresti guardare non è la media
Qui c’è la cosa che cambia davvero la scelta, e non la trovi nelle classifiche.
Quando un gioco ti dice «142 fps» ti sta dando una media. La media non ha nessun rapporto con quello che senti, perché la fluidità non si rompe nei momenti buoni: si rompe nei momenti brutti. Il valore che conta si chiama 1% low — il fotogramma peggiore su cento — ed è lì che una partita diventa a scatti mentre il contatore dice ancora 140.
Da questo esce la regola pratica più utile di tutta la pagina:
Il refresh che usi davvero è vicino al tuo 1% low nel gioco che giochi di più, non alla tua media.
Un PC che fa 200 fps di media ma 90 di 1% low, su un 240 Hz, per l’1% del tempo sta mostrando 90 fotogrammi al secondo — cioè sta usando 90 Hz. Il monitor non ha colpa e la GPU nemmeno: semplicemente hai pagato una capienza che il resto della catena non riempie.
Come misurarlo, in cinque minuti e senza comprare niente
Prima di scegliere un monitor, misura il PC che hai. Tutti e tre i modi qui sotto sono gratis e già installati:
- Overlay di Steam —
Maiusc+Tabdurante il gioco, impostazioni, contatore FPS. Il più veloce, dà solo la media. - Barra di gioco di Windows —
Win+G, riquadro Prestazioni. Dà anche un grafico, e il grafico è più onesto del numero. - Overlay del driver —
Alt+Rsu AMD Adrenalin,Alt+Zsull’app NVIDIA. Sono gli unici dei tre che ti danno i valori bassi oltre alla media.
Gioca venti minuti a quello che giochi davvero — non al benchmark integrato, che è quasi sempre più generoso della partita vera — e segnati due numeri: media e minimo. Quei due numeri valgono più di qualunque recensione.
La tabella che nessuno ti dà: dal tuo gioco al tuo refresh
Il refresh giusto non dipende dalla categoria «gaming». Dipende da cosa giochi, perché è il tipo di gioco a decidere quanti fotogrammi il tuo PC riesce a produrre.
| Cosa giochi | Regime tipico di fotogrammi | Refresh che usi davvero |
|---|---|---|
| Sparatutto competitivi a 1080p, dettagli bassi | molto alto, spesso limitato dalla CPU | 240 Hz e oltre hanno senso |
| Sparatutto competitivi a 1440p, dettagli medi | alto ma non altissimo | 144–165 Hz |
| Giochi in singolo AAA, 1440p, dettagli alti | 60–120 secondo la GPU | 120–144 Hz |
| Giochi in singolo AAA a 4K | spesso sotto i 100 | 120 Hz, e la spesa va sulla GPU |
| Gestionali, strategici, giochi di ruolo | irrilevante | 100 Hz bastano e avanzano |
La riga più importante è la penultima. A 4K, il collo di bottiglia è sempre la scheda video, e comprare 240 Hz a 4K significa pagare un refresh che quella scheda non riempirà in nessuno dei giochi per cui hai comprato il 4K.
Sulle postazioni vere ci sono due tipi di 240 Hz, e non vogliono dire la stessa cosa
Questa è la verifica che rende la regola qualcosa di più di un’opinione.
Fra i sette creator italiani che su WupSetup hanno una postazione pubblicata pezzo per pezzo, i monitor da 240 Hz sono tre modelli diversi, e messi in fila raccontano esattamente il discorso di questa pagina.
Due sono pannelli da 24 pollici in 1080p — un ASUS ROG STRIX XG248Q e un BenQ ZOWIE XL2546 — e ognuno dei due compare su più di una postazione. Il BenQ, per esempio, sta nella postazione da gioco di savyultras90. Non sono monitor scelti per la qualità dell’immagine: sono scelti perché a quella risoluzione la scheda video arriva davvero a produrre 240 fotogrammi nei giochi in cui quei 4,2 ms contano.
Il terzo è l’opposto esatto: un Samsung Odyssey G9 da 49 pollici, ultrawide, anche lui 240 Hz — ma su una superficie di pixel incomparabilmente più grande. Lì i 240 Hz sono un tetto, non un regime: nei giochi per cui si compra un monitor così, i fotogrammi che lo riempiono non arrivano quasi mai, e nessuno se lo aspetta.
La prova che le due cose non si contraddicono è che su una di quelle postazioni — quella di Pow3r — ci sono tutti e due. Non è indecisione: sono due strumenti per due budget di fotogrammi diversi. Il piccolo si riempie, il grande no, e chi li usa tutti i giorni lo sa benissimo.
È una scelta di sistema, non di monitor. Chi la copia comprando solo il pannello si porta a casa un terzo della decisione. (Sulla dimensione, che è l’altra metà del discorso, abbiamo scritto una pagina a parte: chi dovrebbe ancora comprare un 24 pollici.)
Chi dice il contrario, e ha ragione a metà
C’è un’obiezione seria, e va detta perché è vera: un monitor a refresh alto riduce la latenza anche quando i fotogrammi sono meno degli Hz. Il pannello si aggiorna più spesso, quindi un fotogramma pronto aspetta meno prima di essere disegnato. Su questo la comunità tecnica che misura queste cose è concorde (discussione con le misure).
Quindi sì: a parità di 90 fps, un 240 Hz mostra il fotogramma un po’ prima di un 144 Hz.
Il punto è quanto prima, e a che prezzo. Il vantaggio è una frazione di quei 2,8 ms della tabella, e va confrontato con la stessa cifra spesa in un’altra casella della postazione. Chi ha 90 fps e compra 240 Hz sta ottimizzando l’anello meno stretto della catena — e su una postazione l’ordine degli acquisti è quasi sempre più importante della qualità del singolo acquisto (ne parliamo qui).
C’è poi il secondo argomento onesto: la nitidezza in movimento. A parità di fotogrammi, un refresh più alto tiene ogni immagine sullo schermo per meno tempo, e meno tempo significa meno scia. Anche qui vale la stessa avvertenza: l’effetto è pieno solo se i fotogrammi seguono (confronto fra 144, 240 e 300 Hz).
Le tre cose che valgono più degli Hz in più
1. La sincronia adattiva accesa. Se la GPU produce meno fotogrammi degli Hz del monitor — cioè quasi sempre — la sincronia adattiva evita che l’immagine si spezzi e rende la variazione molto meno percepibile. È gratis: è già dentro praticamente ogni monitor da gioco venduto oggi, e va solo attivata nel pannello del driver. Un 144 Hz con la sincronia accesa si comporta meglio di un 240 Hz senza.
2. Abbassare due impostazioni invece di alzare il refresh. Ombre e occlusione ambientale sono, in quasi tutti i motori, le due voci che costano più fotogrammi per quanto poco si vedono in movimento. Toglierle è il modo più economico che esista per alzare il proprio 1% low — e alza il numero che conta, non quello sulla scatola.
3. La risoluzione a cui giochi. Scendere da 1440p a 1080p in un competitivo fa un salto di fotogrammi che nessun cambio di monitor può darti. Non è una bestemmia: è esattamente ciò che fanno le postazioni citate sopra.
Il caso in cui 240 Hz sono soldi ben spesi
Per onestà, esiste eccome, ed è preciso:
- giochi soprattutto a sparatutto competitivi, e ci giochi spesso;
- stai a 1080p, o sei disposto a starci;
- il tuo 1% low in quei giochi è sopra i 200 fps — misurato, non stimato;
- hai già sistemato sedia, scrivania e luce, perché quelli li senti ogni sera e i 2,8 ms no.
Se tutte e quattro sono vere, il 240 Hz è una spesa razionale. Se ne salta anche una, quei soldi rendono di più in un’altra casella.
Cosa farei, in ordine
- Misura: venti minuti nel gioco che giochi davvero, media e minimo segnati.
- Confronta il minimo con il refresh che stai per comprare. Se il refresh è più del doppio del tuo 1% low, stai comprando aria.
- Se il numero è basso e vuoi alzarlo, i soldi vanno sulla scheda video o sulle impostazioni, non sul pannello.
- Se il numero è alto, allora sì: scegli il refresh, e a quel punto guarda dimensione, risoluzione e riflessi della stanza — che sono i criteri che ti accompagneranno per cinque anni, mentre i fotogrammi cambiano a ogni gioco nuovo.
Il monitor è l’unico pezzo della postazione che guardi per tutto il tempo in cui la usi. Il suo refresh è la caratteristica che invecchia peggio; la sua ergonomia e il modo in cui gestisce la luce della tua stanza, no — e su quello vale la pena spendere l’attenzione che oggi va tutta a un numero.