Che cuffie usano gli streamer italiani, e perché quasi le stesse
Quattro modelli ricorrono sulle postazioni pubblicate dai creator italiani, e tre su quattro sono aperte. Cosa significa, e perché copiarle può andare male.
Quando si cercano «cuffie da streaming» in italiano si trovano classifiche. Nessuna classifica ti dice la cosa più semplice e più utile: cosa hanno effettivamente in testa le persone che trasmettono tutti i giorni in Italia.
Quel dato esiste, perché alcuni creator il proprio setup lo pubblicano pezzo per pezzo. Fra i sette che su WupSetup hanno una postazione popolata, i modelli di cuffia che ricorrono su più di un profilo sono quattro:
| Modello | Su quante postazioni | Tipo |
|---|---|---|
| Beyerdynamic DT 990 PRO | 2 | aperta, da studio |
| Sennheiser HD 660 S | 2 | aperta, da ascolto |
| ASTRO A40 TR + MixAmp Pro TR | 2 | da gioco, aperta di serie |
| Fnatic REACT | 2 | da gioco, chiusa |
Guarda la colonna di destra e la sorpresa arriva da sola: tre modelli su quattro sono cuffie aperte, e due dei tre non sono nemmeno cuffie da gioco. Non è la configurazione che consiglia il 90% delle guide italiane, che partono e finiscono sulla cuffia da gaming chiusa con il braccetto del microfono.
Vale la pena capire perché, perché le ragioni sono buone — e perché per molti di voi portano comunque alla scelta opposta.
Il vero schema non sono le cuffie: è che il microfono sta altrove
Questa è la chiave di lettura, e senza di essa la tabella sopra è incomprensibile.
Sulle stesse postazioni, i microfoni che ricorrono sono microfoni da tavolo: uno Shure SM7B su tre profili, un Audio-Technica AT2035 su altri due. Cinque postazioni su sette hanno un microfono che non c’entra niente con le cuffie.
Da lì in poi tutto torna:
Se il microfono è un problema già risolto altrove, la cuffia smette di dover essere un auricolare con il braccetto e torna a essere solo una cuffia. E se deve essere solo una cuffia, la si sceglie per come suona e per come sta in testa dopo quattro ore.
È esattamente il contrario del percorso di acquisto tipico, in cui si cerca un oggetto solo che faccia tutto. Qui l’oggetto solo non esiste perché non serve: chi trasmette ha già pagato il microfono, e allora sulle orecchie ci mette la cosa migliore per le orecchie.
Ne avevamo scritto in astratto confrontando cuffie da gaming e cuffie audiofile. Questa tabella è la stessa cosa vista dal lato dei fatti: sulle postazioni vere, la separazione fra cuffia e microfono non è una posizione da forum, è la norma.
Il dettaglio che quasi tutti sbagliano: anche la “gaming” della lista è aperta
L’ASTRO A40 TR sembra l’eccezione che riporta tutto nella normalità — una cuffia da gioco con il suo braccetto — e invece è la conferma più interessante.
L’A40 TR è aperta di serie. Per renderla chiusa serve comprare a parte il Mod Kit, che sostituisce i pannelli laterali con altri sigillati, cambia i cuscinetti in similpelle e monta un microfono a isolamento vocale (che cosa contiene il kit).
Cioè: perfino il prodotto pensato per il gioco competitivo parte aperto, e la chiusura è l’opzione. Non è un caso isolato — è il segnale che, in quel mondo, l’apertura è considerata il comportamento predefinito e l’isolamento un requisito che si aggiunge quando l’ambiente lo impone.
Perché aperte, in una riga per ognuna delle tre ragioni
Il palcoscenico sonoro. Il padiglione forato lascia respirare il suono: la scena è più larga e la posizione delle cose più leggibile. Nei giochi in cui capire da dove arriva un rumore è mezzo vantaggio, non è un vezzo audiofilo.
Le sessioni lunghe. Meno pressione sull’orecchio, meno calore, meno effetto tappo. Chi sta in cuffia sei ore al giorno sceglie in base a come sta alla quinta ora, e a quel punto la resa audio è già il secondo criterio.
Il caldo. In una stanza italiana d’estate — che sono i 30 gradi di cui parliamo in mansarda a luglio — una cuffia chiusa in similpelle diventa un problema fisico prima che acustico. È lo stesso identico ragionamento che si fa per la rete e l’imbottitura di una sedia.
E adesso le tre ragioni per cui a te, probabilmente, non conviene
Qui la pagina si separa da qualunque classifica, perché una classifica non ha modo di dirti questa parte.
1. Le aperte non isolano, e non isolano in due direzioni
Il suono entra e il suono esce. In una stanza condivisa, in un appartamento con pareti sottili, o se dormi con qualcuno, la cuffia aperta è fuori discussione a prescindere da come suona. La stessa logica con cui si sceglie uno switch silenzioso per la tastiera: la periferica giusta dipende anche da chi ti sta intorno.
C’è poi il caso specifico di chi trasmette: con le aperte, il tuo microfono da tavolo sente quello che esce dalle tue cuffie. Chi ti ascolta si ritrova un’eco del gioco sotto la tua voce. I creator lo risolvono con un microfono direzionale tenuto vicinissimo alla bocca, in una stanza trattata. Tu, in camera, magari no.
2. Una stanza italiana media rovina un microfono da tavolo
Il microfono da tavolo funziona quando la stanza collabora. Gres, parquet, muri nudi e niente tende sono le superfici della maggior parte delle case italiane, e sono le stesse che fanno rimbombare una stanza (discussione con i sintomi tipici).
Un braccetto a due centimetri dalla bocca perdona una stanza brutta. Un microfono da tavolo a quaranta centimetri la amplifica. Copiare metà della configurazione dei creator — il microfono da tavolo — senza avere l’altra metà — la stanza — produce un audio peggiore di quello di partenza. Su quando quel salto ha senso davvero abbiamo scritto una pagina intera: microfono USB o XLR.
3. Il tranello dell’impedenza, che costa una delusione e un rimborso
Il DT 990 PRO nella versione più diffusa è da 250 ohm. Attaccato al jack della scheda madre suona basso, sottile e senza corpo, e la reazione tipica è pensare di aver comprato male. Non hai comprato male: non la stai pilotando. Sopra una certa impedenza serve tensione, e quella tensione la dà un amplificatore o un’interfaccia, non l’uscita integrata del PC. È una delle domande più ricorrenti nei forum italiani di hardware (un esempio, con le tre versioni a confronto).
Ed ecco perché in quella tabella l’A40 TR compare sempre insieme al MixAmp: il MixAmp è anche quello, un amplificatore. Non è un accessorio estetico, è il pezzo che fa funzionare il resto.
Un confronto tecnico fra le due filosofie — la cuffia da studio aperta e il pacchetto da gioco con amplificatore — è disponibile misurato, ed è utile leggerlo sapendo che le due colonne non stanno rispondendo alla stessa domanda.
Come si guarda una postazione vera senza copiarla male
La configurazione che ricorre — cuffia aperta più microfono da tavolo più amplificazione — è coerente, e lo si vede bene mettendo insieme i pezzi di una singola postazione invece degli elenchi: fra le periferiche di zanoxvii il DT 990 PRO non sta da solo, sta accanto al resto della catena che lo rende utilizzabile.
Ed è questo il modo giusto di leggere il setup di qualcun altro: non come una lista della spesa, ma come un insieme di vincoli risolti. Quella persona ha una stanza per sé, un microfono che costa quanto la cuffia, un’interfaccia, e nessuno che dorme di là.
Se hai gli stessi vincoli, copiala pure. Se ne hai altri, copia il ragionamento.
Il ragionamento, in quattro domande
- C’è qualcun altro nella stanza, o dietro il muro, mentre giochi? Sì → chiuse. La discussione finisce qui e ti risparmia due acquisti.
- Hai già un microfono che non sia quello delle cuffie? No → prendi una cuffia con il braccetto e rimanda tutto il resto. Il microfono integrato di una cuffia decente batte un microfono da tavolo in una stanza che rimbomba.
- Hai qualcosa che possa pilotare una cuffia ad alta impedenza? No → resta sotto gli 80 ohm, o metti in conto anche l’amplificatore quando fai il budget. Comprare una cuffia da 250 ohm senza amplificazione è comprare metà oggetto.
- Stai a lungo in cuffia, da solo, in una stanza calda? Sì → allora sì, le aperte sono la ragione per cui compaiono su tutte quelle postazioni.
La cosa che nessuno compra e che conta più di tutte
L’ordine in cui spendere, se l’obiettivo è farsi sentire bene e stare comodo, non è quello del carrello:
1. la posizione del microfono (gratis)
2. qualcosa di morbido nella stanza: tende, tappeto, un divano (poco)
3. il microfono (parecchio)
4. l'amplificazione, se serve alla cuffia che hai scelto (medio)
5. la cuffia (quanto vuoi)
Le prime due voci costano quasi zero e cambiano il risultato più della quinta. È il motivo per cui, guardando quelle postazioni, la cosa da invidiare non è il modello di cuffia: è che in quella stanza qualcuno ha pensato all’ordine.